Perché non si va in bicicletta? La risposta è che c’è un universo di potenziali ciclisti che ha solo bisogno di una piccola spinta.

Sull’ultimo numero di SmartCity & MobilityLab, la newsletter periodica di Euromobility, è stata pubblicata un’indagine sulle barriere all’utilizzo della bicicletta:

LA MOBILITÀ CICLABILE
Le barriere all’utilizzo
A cura di Eleonora Sottile, Daniele Calli, Francesco Piras, Italo Meloni

Basata su un campione di 2.128 individui ripartiti equamente tra utilizzatori e non utilizzatori della bicicletta per qualsiasi motivo, l’indagine arriva alle seguenti conclusioni:

Per incoraggiare la mobilità attiva, l’implementazione combinata di misure hard che agiscano sul contesto e soft che attraverso comunicazione e informazione educhino gli individui a muoversi in modo sostenibile. Infatti, mentre da un lato sono necessarie modifiche di contesto per facilitare l’uso della bicicletta, come la realizzazione di una fitta ed estesa rete di infrastrutture e servizi ciclabili, come gli stessi utenti dichiarano, dall’altro è necessario educare e informare gli utenti circa l’uso della bicicletta come modo di trasporto. Come emerge dal presente studio, al di là di piccole differenze nelle caratteristiche del viaggio, facilmente sormontabili con l’implementazione di misure che agiscono sul contesto, sembrerebbe che la vera discriminante circa l’uso/non uso della bicicletta sia proprio rappresentata dai fattori psicoattitudinali sui quali quindi è necessario intervenire per sortire un cambiamento volontario del comportamento di viaggio a vantaggio della bicicletta. Infatti, coloro che non pedalano per andare a lavoro hanno una percezione diversa di alcuni aspetti del ciclismo rispetto ai ciclisti (sicurezza, influenza delle norme sociali, etc.) che costituisce una barriera che ne impedisce l’utilizzo.

Riassumendo: una conferma al fatto che la bici ha bisogno di infrastruttura (hard, soft, mista) e comunicazione. Entrambi gli elementi sono necessari.